Il Paese che paga le cedole ai nonni e chiede ai nipoti di andarsene
novembre 7, 2026
Pronte prima
Ieri sera, al ristorante, abbiamo incontrato per caso due amici. Avevano finito di cenare e sono venuti al nostro tavolo a salutarci. Dopo i convenevoli si è finiti a parlare dei figli, come capita sempre tra genitori con ragazzi della stessa età: le loro due figlie hanno gli anni di mio figlio, e poi c’è un altro maschio. A un certo punto il padre, senza che nessuno avesse tirato fuori l’argomento, ha detto che le ragazze sono pronte prima. Non più brave, non più fortunate: pronte prima. “Proprio un altro livello.” Nessuno al tavolo gli ha chiesto di spiegare.
A casa mia è andata così. Due figlie che hanno trovato la loro strada presto, e un figlio di sedici anni che la sua la sta ancora cercando, con i tempi che hanno i ragazzi. Non lo chiamo ritardo: è un calendario diverso. Il punto è che il mondo intorno a lui, la scuola, il lavoro, il Paese, non sembra disposto ad aspettarlo. E quando un investimento viene giudicato con l’orologio sbagliato, chi fa il mio mestiere sa già come va a finire.
Boys to Men
Di nuovo Scott Galloway, lo so. A questo punto dovrebbe ringraziarmi per i lettori italiani che gli sto portando. Ma ultimamente mi dà più spunti lui di tanti report che ricevo in ufficio. Nel 2023 ha scritto un saggio, Boys to Men, poi diventato una puntata del suo podcast No Mercy / No Malice. Sono passati tre anni e, riletto oggi, non è invecchiato. La tesi è scomoda: i giovani maschi americani restano indietro quasi su tutto, scuola, lavoro, salute, amicizie, e il Paese ha smesso di mettere soldi su di loro. Qualche dato tra quelli che cita:
- un trentacinquenne di oggi ha metà della ricchezza che aveva un trentacinquenne nel 1989; un settantacinquenne ne ha il doppio;
- gli Stati Uniti spendono circa il 7% del PIL per gli anziani e lo 0,5% per i bambini;
- un uomo su sette dice di non avere amici; tre “morti per disperazione” su quattro, suicidi e overdose, sono uomini;
- meno di un insegnante su quattro è un uomo; nel 1980 era uno su tre.
La sua conclusione non chiede favori per i ragazzi. Chiede un investimento. Ricorda che la classe media americana del dopoguerra non l’ha fatta il mercato: l’hanno fatta scelte pubbliche, a partire dal programma che mandò al college due milioni di reduci, e vent’anni di spesa su scuole, case e strade. L’invito, in sostanza, è a ricominciare da lì, perché un Paese ha bisogno dei suoi giovani uomini almeno quanto loro hanno bisogno del Paese.
E l’Italia?
Non serve attraversare l’oceano. Secondo Eurostat, nel 2024 l’Italia ha speso per le pensioni di vecchiaia il 13,9% del PIL, contro una media europea del 10,7%; con le pensioni ai superstiti si arriva al 16,3%. Per l’istruzione il 4,0%, contro il 4,8% della media: meno di Germania, Francia e Spagna.
La ricchezza va nella stessa direzione. La Banca d’Italia, nell’ultima Relazione annuale, calcola che la quota di ricchezza in mano alle famiglie più giovani è scesa dal 13% al 4%, mentre le famiglie con capofamiglia over 65 ne detengono oggi il 32%, quasi il doppio di prima. E precisa che non è solo questione di demografia: chi è nato tra il 1941 e il 1950 ha avuto redditi in crescita più veloce e trent’anni di case che salivano. Le eredità, che per quella generazione valevano il 30% della ricchezza, per la prossima potrebbero arrivare al 40%. Chi si occupa di passaggi generazionali questo numero lo vede ogni settimana sul tavolo dei clienti.
E i ragazzi? Nel 2025 i NEET, i giovani tra 15 e 29 anni che non studiano e non lavorano, sono scesi al 13,3%, il dato migliore da anni, ma ancora sopra la media europea dell’11%. Dei neodiplomati lavora il 62,9%, contro il 77,2% europeo: penultimi nell’Unione. E tra i 25 e i 34 anni è laureato circa il 40% delle donne, contro il 25% degli uomini. È il dato di Galloway in versione italiana: le ragazze corrono, i ragazzi restano in mezzo.
Un patrimonio che vive di cedole
Provo a leggere questi numeri come leggerei un patrimonio.
Un patrimonio che ogni anno paga cedole generose a chi c’è già e non mette un euro su quello che renderà tra vent’anni non è un patrimonio prudente. Si sta mangiando il capitale, solo che lo fa con garbo: le cedole arrivano puntuali, il rendiconto è rassicurante, nessuno si allarma finché il capitale basta. Poi un anno non basta più, e a quel punto le scelte sono tutte brutte.
Un Paese che su cento euro prodotti ne spende sedici per le pensioni e quattro per la scuola sta facendo esattamente questo. Sia chiaro: non è una colpa di chi la pensione la riceve. È il contratto che gli era stato promesso, e va onorato. Il problema è che nessuno sta firmando il contratto successivo. E chi dovrebbe firmarlo, i ragazzi, se ne va dove qualcuno investe su di lui. Oppure resta, e lo abbiamo visto in piazza in queste settimane.
I tempi dei ragazzi non sono quelli del rendiconto
I bilanci pubblici non li riscrivo io. Ma c’è una cosa che il mestiere mi ha insegnato e che vale anche a casa: non tutti gli investimenti maturano con lo stesso calendario, e l’errore più costoso non è scegliere quello sbagliato, è giudicare quello giusto con l’orologio sbagliato. Le ragazze sono pronte prima. I ragazzi arrivano dopo, e quel “dopo” è esattamente il tratto in cui chi guarda il rendiconto ogni trimestre perde la pazienza.
Non voglio però chiudere con un lamento, perché ieri, qualche ora prima di quella cena, avevo incontrato un giovane uomo di trent’anni che guida un’impresa da cento milioni di fatturato. Trent’anni. Non so che ragazzo fosse a sedici, ma dubito avesse le idee più chiare di mio figlio. Qualcuno, a un certo punto, ha deciso di puntare su di lui quando il grafico era ancora piatto, e oggi quel grafico lo guardiamo tutti. I ragazzi arrivano. Arrivano dopo, ma quando arrivano, arrivano forte.
Un padre, in quel tratto, può fare poco. Ma quel poco è chiaro: non disinvestire. Non confrontare, non misurare ogni mese, non liquidare la posizione perché il grafico è piatto. Galloway chiude dicendo che l’America ha bisogno dei suoi giovani uomini e che loro hanno bisogno di noi. Vale per un Paese e vale per l’incontro di ieri sera: le ragazze sono già arrivate, i ragazzi stanno arrivando. Il lavoro è tenere la posizione finché arrivano.
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Questo articolo ha finalità educative e non costituisce una raccomandazione di investimento.
Fonti: Scott Galloway, “Boys to Men”, No Mercy / No Malice, 21 luglio 2023 · Pagella Politica, “Dove finiscono i soldi pubblici”, su dati Eurostat 2024 (gov_10a_exp) · Banca d’Italia, Relazione annuale 2025: ricchezza delle famiglie per età · Istat, istruzione e lavoro 2025 (NEET, occupazione dei neodiplomati) · Laureati 25-34 anni per genere, dati 2024 (Confprofessioni su dati Istat)
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