L’investimento a rendimento negativo che l’Europa ha smesso di fare

ottobre 24, 2026

Il rendimento che non vedrai mai

Ho tre figli. Le due più grandi hanno studiato in Italia, hanno finito gli studi all’estero e oggi vivono entrambe fuori. Una fa la ricercatrice alla NASA: studia l’effetto delle radiazioni nei viaggi spaziali. L’altra è a Londra, ricercatrice e psicologa. Il terzo è un adolescente, va al liceo, e la sua strada è ancora tutta qui. Quando racconto delle figlie la gente dice “che orgoglio”. Ed è vero. Ma in trent’anni di lavoro non ho mai proposto a un cliente un investimento con questo profilo: metti tutto, per anni, e il rendimento lo incassa un altro continente.

Mi ci ha fatto pensare Scott Galloway, che leggo da anni anche quando non sono d’accordo con lui. Nella sua newsletter No Mercy / No Malice del 23 ottobre 2026, dal titolo Preparing men for others, racconta di aver accompagnato il figlio maggiore al college e di essersi chiesto, tornando a casa, cosa gli resta da fare adesso. La sua risposta: lo scopo di una persona si riconosce da un ROI negativo. Ci metti tempo, soldi, attenzione, sapendo che il ritorno non arriverà mai a te.

Crescere un figlio è esattamente questo. I dividendi li incasseranno altri: chi vivrà con lui, chi lavorerà con lui, i suoi figli. Nel caso delle mie figlie, letteralmente: gli astronauti che un giorno andranno su Marte, e le persone e le aziende con cui lavora l’altra, a Londra. Qualcuna, forse, anche italiana. Noi genitori, nella migliore delle ipotesi, vediamo i primi coupon. Spesso via videochiamata.

L’America mette capitale sui bambini

Nello stesso pezzo Galloway cita una notizia che qui da noi è passata in silenzio: Michael Dell e la moglie hanno messo 6,25 miliardi di dollari per aprire conti di investimento a 25 milioni di bambini americani. Sui social li hanno presi in giro, com’era prevedibile.

Io guardo la sostanza. Qualcuno ha preso del capitale e lo ha messo su un asset che renderà tra vent’anni, a vantaggio di gente che non conoscerà mai. Chi fa il mio mestiere capisce al volo di cosa si tratta.

L’Europa, intanto, scende in piazza

Dall’altra parte dell’Atlantico, intanto, i ragazzi sono in strada. In Francia da fine settembre, per gli insegnanti che mancano e le scuole che cadono a pezzi. Da metà ottobre anche in Italia, con i cortei e le prime occupazioni. In Albania la protesta degli studenti è diventata una crisi politica. In Spagna il problema è la casa: a trent’anni non riesci ad affittare un bilocale.

Sia chiaro: in quelle piazze non c’è una cosa sola. Ci sono sigle politiche che hanno tutto l’interesse a cavalcare il malcontento per logorare i governi, e ci sono i soliti che approfittano della confusione per spaccare vetrine e svuotare negozi. Di quelli non mi occupo, e non meritano una riga. Parlo solo degli altri, e spero solo che siano la maggioranza: ragazzi che la mattina erano in classe. Tolti i manovratori e i ladruncoli, il messaggio di fondo mi sembra lo stesso ovunque. Una generazione intera sente di essere finita in coda alla lista delle priorità.

Se li leggo con gli occhi del mestiere, questi ragazzi non stanno chiedendo un favore. Stanno segnalando che l’asset più importante del continente è stato lasciato senza capitale.

La lezione che viene dal portafoglio

Ho visto fare un errore, in questi anni, più volte di quante vorrei ammettere: si sistema il trimestre vendendo il pezzo di portafoglio che in quel momento non rende. Sembra sempre la scelta ragionevole. Poi passano dieci anni e ti accorgi che avevi venduto proprio la posizione che avrebbe fatto la differenza.

Un bilancio pubblico che risparmia su aule e insegnanti sta facendo la stessa cosa. Il costo lo vedi subito, il rendimento arriva molto dopo la prossima elezione. Ed è per questo che la scuola finisce tagliata per prima, come un buon titolo scaricato nel momento sbagliato.

C’è poi un errore più sottile, e lo vedo anche nei clienti migliori: scambiare l’assenza di un rendimento visibile per assenza di valore. È lo stesso ragionamento di chi apre un piano di accumulo e lo giudica dopo sei mesi.

Cosa può fare una famiglia

I bilanci pubblici non li riscriviamo noi. Su come investire sui nostri figli, invece, abbiamo ancora voce in capitolo. Con le mie figlie ho fatto, a volte senza rendermene conto, due cose insieme. E oggi credo che una sola non sarebbe bastata.

Il primo è il capitale finanziario. Un piano di accumulo intestato al figlio, aperto presto, anche con cifre piccole: il vantaggio che hanno i giovani si chiama tempo, ed è l’unico che non si compra. Va però pensato dentro la pianificazione della famiglia, con un occhio alla successione e uno al fisco, altrimenti diventa un regalo mal fatto.

Il secondo è il capitale umano, e qui Galloway ha ragione: a un padre non basta esserci, deve anche parlare. Lui lo fa ogni sera con i suoi ragazzi, pochi minuti, e ammette che spesso lo ascoltano a metà. Lo so bene. Con mio figlio, che ha l’età di chi oggi occupa le scuole, provo a fare lo stesso: da dove arrivano i soldi, perché si risparmia, cosa vuol dire investire. Un ragazzo che a sedici anni ha capito l’interesse composto arriva a trenta con un vantaggio che nessuna eredità gli darebbe.

Se fai solo la prima cosa, ottieni un erede. Se fai solo la seconda, una persona pronta ma senza mezzi. Servono entrambe.

L’essenziale non compare nell’estratto conto

Galloway chiude con la frase del Piccolo Principe che porta incisa su un anello: l’essenziale è invisibile agli occhi. Le case cambieranno proprietario, le aziende cambieranno nome. Restano le persone che abbiamo preparato, e quelle nessun estratto conto le registra.

I ragazzi che riempiono le piazze europee in queste settimane, al netto di slogan e bandiere, ci stanno dicendo qualcosa di simile. Hanno l’età di mio figlio. Le sue sorelle se ne sono andate perché altrove hanno trovato chi investiva su di loro; chi resta e protesta chiede la stessa cosa, solo che la chiede qui. Io non so ancora se lui tra dieci anni sarà a diecimila chilometri o a dieci. So che la risposta dipende anche da quanto questo Paese decide di mettere su di lui adesso. Un Paese, come un patrimonio, che smette di investire sulla generazione dopo non si sta proteggendo. Sta solo rinviando il conto, con gli interessi.

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